Il fotografo punk che vive con gli emarginati della società
Antoine d’Agata è nato a
Marsiglia nel 1961. All'età di 17 anni inizia ad interessarsi ai movimenti punk
e anarchici marsigliesi. Nel 1981 perde l'uso dell'occhio sinistro a causa di
una granata lacrimogena della polizia, durante gli scontri con i membri del
movimento neofascista PFN. Nel 1983 lascia la Francia e inizia a viaggiare. Si
trasferisce a New York dove frequenta l’International Centre of Photography. Comincia
a lavorare come reporter e nel 2004 entra a far parte della Magnum Photos. Torna
in Francia nel 1993 ma non scatta fotografie per ben quattro anni. Durante
questo arco temporale pubblica i suoi primi due libri De Mala Muerte e Mala Noche.
Dal 2005 vive senza una fissa dimora e lavora andando in giro per il mondo.
Antoine D’Agata è una figura molto controversa. La sua fotografia è sincera e
cruda. Egli si dedica da vent’anni ai soggetti marginali, quali prostitute e
tossicodipendenti, senza alcun pregiudizio e moralità e prende le distanze dalla
fotografia documentaristica che si avvale di semplici chiavi di lettura, per
presentare realtà complesse, in un equilibrio che viene continuamente messo in
discussione tra la fotografia stessa, quale strumento di documento, e la fotografia totalmente
soggettiva. Quella di D’Agata è una ricerca artistica, che si impone di vivere
sulla propria pelle, con lo scopo di mostrare una sua personale visione
sensoriale. Una vita da girovago, vissuta tra sesso e droga. Un percorso sconvolgente,
simile a quello di altri artisti eretici come Bacon e Pasolini. Una fotografia
disordinata e complessa, che mostra la sofferenza dell’artista.Scatti spesso
fuori fuoco, mossi e drammatici, che sono il frutto di vagabondaggi notturni,
amplificati da una percezione alterata dall’uso di sostanze stupefacenti. Immagini nate
da incontri casuali, da situazioni dettate dall’inconscio. Un contrasto tra
sogno e realtà. Sequenze che dipingono un’inquietudine incontrollata della
solitudine della mente,che non lascia indifferenti, che incanta e disgusta al
contempo e che provoca emozioni forti e nette.Un lavoro quello di Antoine che mostra
la necessità di urlare al mondo le minacce e i vuoti dell’esistenza.
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